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Copertina di Paolo Falcon

Raccontare Venezia
Introduzione


Raccontare Venezia. O meglio l'idea di una città, amata in tutto il mondo e quasi mai capita, nelle sue più ampie accezioni. È quanto è stato chiesto a diversi autori, veneziani e non, tredici testi dei quali sono stati selezionati e quindi inseriti in questa raccolta. Ne esce una visione eterogenea, in apparenza forse contraddittoria, ma che tuttavia fa parte della storia e tradizione cittadina; né mancano stereotipi con cui Venezia è universalmente nota e che, è bene affermarlo una volta ancora, non possono essere trascurati.
Il libro si può anche considerare una sorta di guida turistica letteraria, con cui affrontare nel terzo millennio le storiche pietre lagunari, senza pregiudizi e nella loro essenza contemporanea. A raccontarle autori che - essendo stata fissata la soglia massima d'età di partecipazione a quarant'anni - si possono in qualche modo definire "giovani narratori": ovviamente, per quanto tale definizione possa valere. A ciascuno, è stato inoltre suggerito di inserire, se possibile, luoghi reali di Venezia.
Mi piace ricordare che l'idea di questo libro, nato in assoluta autonomia e apprezzato da Giovanni Distefano, direttore della casa editrice Supernova, si è sviluppata in una libreria: La Ginestra, che si trova a Venezia nei pressi di Piazza San Marco, gestita dal poeta Marco Piamonte. "Raccontare Venezia" è anche il primo volume della collana "laginestralibri", diretta dallo stesso Piamonte. Le modalità attraverso le quali si è proceduto, il sempre stimolante dialogo tra curatore ed autori, spesso fisicamente distanti tra loro, è avvenuto in massima parte "virtualmente", via posta elettronica. Il tutto, facendo capo al sito Internet www.laginestralibri.it, dove è pure possibile acquistare on-line la presente raccolta, ma non solo. Un'intera sezione è infatti dedicata a "Raccontare Venezia", e in essa può partecipare al fruttuoso dialogo, come parte attiva, il vero destinatario dell'operazione: il lettore. Ma ecco i testi selezionati, ed i relativi autori.
Cosa si prova ad affogare in un canale veneziano assieme alla grottesca e orripilante vecchia nonna, il cui unico passatempo è stato infliggere al nipote ogni sorta di angheria? Lo spiega Domenico Laviola in "Venetian Psycho", ricognizione feroce di una adolescenza a Venezia.
Misteriosi omicidi riscaldano i discorsi di baristi e avventori di un pub, titoli in prima pagina del quotidiano locale incuriosiscono e spaventano. È un thriller in piena regola "L'assassino" di Andrea Curcione, e chissà se la verità si nasconde poi tanto lontano. Ci sono citazioni minimaliste, nostalgiche di certa tradizione statunitense degli anni Ottanta, reinterpretate e volutamente scandalose in "Goodnight Mick!" di Eric Milano. Non mancherà certo di suscitare polemiche, ma la lettura di temi quali droga e sesso su sfondo veneziano, benché forte, va forse interpretata in chiave provocatoria.
Ci si può innamorare di una bella ragazza che ci serve tra i tavoli di un bar, mentre dinanzi a due grandi vetrate si osserva passare una variopinta umanità, sperando nell'ispirazione per il proprio diario di viaggio? L'ha fatto il protagonista di "Café Noir" di Cristiano Chiusso.
C'è un particolare tipo di vagare. Solitario, notturno e senza meta, per locali veneziani, tra giovani studenti e presenze fisse. Lo descrive Lorenzo Cavalli in "L'ultimo rosso".
Potrebbe essere un sogno, un incubo, un cortometraggio indipendente, sono io e la mia Venezia, isola tascabile: lo afferma Sabrina Bastoni, per il suo "Nocivo".
Nella Laguna di Venezia, lontano da occhi indiscreti, si cela l'Isola della Magia e del Mondo Fatato, che nasconde figure fantastiche e mitologiche, divise tra Luce e Ombra. Un amore contrastato, una favola mitologica, a tratti volutamente didascalica, è quella proposta da Federica Repetto in "Miti e magie nella Laguna Nord".
Con accenti da thriller si presenta il racconto "Nemesi di un mito" di Ivo Lombardo: il ritrovamento di un corpo di donna in un canale porta il commissario Berti ad indagare nell'intrigante mondo artistico veneziano.
Si apre con suggestioni di civiltà passate "Ancora per poco" di Gian Sarto, serie di agghiaccianti considerazioni aventi come sfondo Venezia, che non possono lasciare indifferente il lettore, per la forza e sofferta sincerità con la quale risultano espresse.
E la Terraferma? Anche quando non è esplicitata, appare nel dualismo che la contraddistingue da Venezia. Ben evidenzia Alessandra Taffon in "Pensieri sull'autobus" la diversa dimensione "mercantile" tra gli oramai numerosi centri commerciali, cui molti veneziani si rivolgono fuori città, e le piccole attività locali che stanno scomparendo.
In "Tre giornate", Simone Sambo racconta l'odissea stralunata e divertente di uno studente lavoratore, che alterna momenti di vita universitaria ad ore di ufficio o in compagnia della fidanzata. Di continuo, emerge l'endemica confusione generazionale del protagonista.
Ricordi ancestrali e sensazioni attuali di un curioso essere, metà topo e metà uomo, caratterizzano i brevi capitoli del racconto "Paura" di Giovanni Porpora. L'insolito protagonista suddivide Venezia in zone mentali, dove le categorie di spazio e tempo si alternano incessantemente.
Roberto Taddio in "Anime" fa rivivere al narratore il suo "ritorno a Venezia", carico di ricordi e atmosfere rese evanescenti dal tempo, ma tuttavia immancabilmente forti nelle contrastanti emozioni.
Infine, ringraziamenti dovuti vanno all'arch. Paolo Falcon, che ha messo a disposizione le sue competenze grafiche per realizzare la copertina del libro.

A tutti, un augurio di buona lettura.

Riccardo Petito