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Venezia, strana città
in "La Nuova Venezia", 12 ottobre 2010, p. 36.

“Si tratta di un'esperienza unica, un tentativo di rappresentare la città al di fuori sia degli schemi oleografici-cartolineschi del turismo di massa, che da quelli nostalgici e pseudo-colti, una città viva e ironica, capace di protestare e sorridere, un po' sconquassata e sbilenca, ma perciò sempre anche viva”. Così Massimo Cacciari - tra gli autori, con, tra i molti, Guido Moltedo, Annalisa Bruni, Paolo Canestrelli, Carlo Montanaro, Tiziana Agostini, Leopoldo Pietragnoli, - descrive il volume “Venezia, strana città”, il volume curato da Riccardo Petito (edito da Cicero editore per Grafiche Veneziane) che illustra, anche attraverso i disegni coloratissimi di Fabrizio Olivetti che lo accompagnano, “idee” sulla Venezia contemporanea e spunti di riflessione proposti da un grafico, un filosofo, scrittori, giornalisti, professionisti e un tipografo riuniti non per la loro notorietà, ma per il loro bagaglio di esperienza. “Di una alterità di Venezia - scrive ad esempio Pietragnoli - da tanto si parla: dai tempi di Petrarca e del suo alter mundus, o meglio, prima ancora, dalla prima metà del sesto secolo, quando il prefetto del Pretorio Cassiodoro, nella lettera ai tributi marittimi, annota che gli abitanti della laguna legano alle pareti di casa le navi (che poi erano le barche) come in terraferma legavano gli animali, alle pareti di quelle case che sembravano isole in mezzo al mare...”. È in fondo un libro che indaga a più voci sul concetto di venezianità e su come essa possa continuare a essere declinata, con dignità e convinzione, tra esodo, acque alte, colonizzazione della monocultura turistica.